Festival Nuove Rotte della Cultura 2014 – serata finale all’Almagià – interviste agli artisti: 3ª parte

Il grande salone delle Artificerie Almagià si è decisamente acceso nella serata di venerdì 16 maggio. Gli undici artisti all’opera, tutti concentratissimi sulla loro creazione, erano delicatamente illuminati ognuno da un faretto: alla penombra rilassante del locale, risaltavano nella loro postazione personale come lucciole nella notte. Attorno a loro si concentravano crocchi di curiosi silenziosi, timorosi di interrompere la magica atmosfera artistica. La band che di lì a poco si sarebbe esibita aveva già posizionato gli strumenti sulla pedana, e stava accordando le chitarre.

Artisti, Nuove Rotte Almagià, 16-5-2014

Dopo aver deciso con difficoltà chi sarei andata a intervistare per primo – tutti mi affascinavano in egual modo –, mi sono avventurata curiosa tra gli artisti all’opera. Le domande che ho posto loro erano le stesse già rivolte alle band, ovviamente con qualche variazione nei contenuti.

Quando ho chiesto il perché avessero partecipato a Nuove Rotte, le risposte sono state tutte omogenee fra loro.

A Victor Fotso Nyie e a Pilar Garcìa de Juana è piaciuta l’idea di prendere attivamente parte a un festival come Nuove Rotte, dove più arti s’incontrano per dar vita ad un interscambio e a una commistione di generi. Con il suo accento spagnolo la de Juana ha aggiunto: “dire che il Festival Nuove Rotte è bello può sembrare semplicistico, ma proprio per la sua semplicità questa frase mostra di venire dal profondo di me stessa”.

Lucia Zavatta e Nicola Montalbini avevano già partecipato alla terza e ultima Anteprima di Nuove Rotte della Cultura l’11 aprile, presso le Cantine di Palazzo Rava: “poiché ci siamo trovati molto bene la volta precedente, abbiamo accolto con entusiasmo l’invito a questa serata”.

Nicola Montalbini e Lucia Zavatta, Nuove Rotte, Almagià, 16-5-2014

Per le studentesse dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna Shani Militello, Anita Pilotti e Laura Mitaritonda, Nuove Rotte è stato un modo innovativo e creativo per far conoscere i giovani artisti di oggi, aumentarne la visibilità, permetter loro di mettersi in gioco e crescere professionalmente. “Ritengo che un festival di tal tipo sia una spinta verso una maggiore apertura mentale al mondo contemporaneo, un modo per mostrare le diverse forme d’arte – quindi non solo la pittura – ad un pubblico più vasto” precisa Federica Giulianini.

“Come può la cultura virare verso nuove rotte?” domanda questa che inizialmente ha messo tutti in difficoltà, band comprese, perché inaspettata e densa di significato.

“Con un mondo che punti sui giovani, che dia loro la possibilità di mettersi in gioco, di crearsi un futuro all’interno di un paese che di loro non parla mai” afferma la Militello, e come lei la pensano in tanti.

Laura Rambelli, che ha partecipato al festival per dare un contributo a Ravenna 2019, aggiunge: “è necessaria una maggiore apertura mentale delle istituzioni, che comporti un aumento di libertà nella creazione di eventi come questo”. Tutto ciò implica anche un altro tipo di apertura: quella di spazi chiusi e inutilizzati, potenziali luoghi in cui raccogliere l’arte al di fuori delle usuali strutture, quali ad esempio i musei. In questo campo la Rambelli ha avuto un’esperienza diretta: “a Casal Borsetti sono riuscita, con l’aiuto di altri collaboratori, a trasformare l’ex scuola elementare in disuso in un laboratorio per bambini di arte e teatro”.

La risposta della de Juana verteva sulla persona: “cambieremo direzione solo se saremo in grado di uscire da noi stessi, aprire gli occhi e il cuore, per poter non solo guardare, ma anche considerare ‘l’altro’ che sta di fronte a noi”.

Per Nicola Montalbini la questione è di poco differente: “si può virare davvero se si smetterà di guardare il mondo come si è fatto fino a oggi: è necessaria una rivoluzione di intuizioni personali, senza il megafono”.

Lucia Zavatta e Nicola Montalbini, Almagià, Nuove Rotte, 16-5-2014

Tutte risposte diverse, ma con un denominatore comune: il Festival Nuove Rotte, che è stato vissuto dagli artisti presenti come un’azione concreta verso il cambio direzionale, come “un galeone pieno di sapere” per usare le parole della Giulianini, “che naviga in rotte sempre più colte, sempre più nuove e senza confini”.

“Ci sono artisti o correnti artistiche a cui vi ispirate o che preferite rispetto ad altri?”

Quando l’ho intervistata, Shani Militello stava creando una grande e meravigliosa foglia, composta da rami secchi e mosaicata con tessere fluorescenti. “Dovrebbe essere appesa e fluttuare nell’aria” mi ha spiegato la ragazza, “proprio come il Glass fish di Alexander Carder, il mio artista preferito”: l’opera in questione consiste in un pesce costruito con fili di rame e pezzi di vetro al posto delle scaglie, che si muove leggermente non appena colpito da una brezza d’aria. “Il Glass fish mi era piaciuto talmente tanto da riprodurlo all’esame di maturità” mi ha raccontato Shani, che in Calder ritrova molti aspetti basilari del suo modo di “fare arte”: la mobilità, l’idea che ci sia in una stanza qualcosa di appeso, dotato della capacità di fluttuare nell’aria.

Shani Militello all'opera, Nuove Rotte, 16-5-2014

La Giulianini mi ha indicato tre autori: Mattia Moreni per la sua forza segnica, Ratko Odalovic per quanto riguarda le forti vibrazioni coloristiche, e infine Renata Boero, “artista capace di riprodurre ciò che va oltre la vista, creando opere con una visione naturale del mondo a 360°” precisa la ragazza. Le caratteristiche dei tre appena menzionati si ritrovano nelle creazioni della Giulianini, in quel momento intenta a creare figure morbide e iconiche, colorate con tinte forti e ispirate alla natura.

Federica Giulianini, Nuove Rotte, Almagià, 16-5-2014

Laura Rambelli, che nelle sue opere non si dimentica mai del bianco, per lei il “colore” dell’anima e della libertà, mi ha citato Egon Schiele per le forme, Paul Gauguin per i colori e Kiki Smith come spirito.

Nei suoi collage Pilar Garcìa de Juana ci mette un po’ dei “balletti di colori infiniti” di Gerhard Richter e un po’ dell’“infantilismo e purezza” dell’Art Brut.

Pilar Garcìa de Juana e opere, Almagià, Nuove Rotte, 16-5-2014

Anita Pilotti predilige il mosaicista contemporaneo Luca Barberini; alla sua collega Laura Mitaritonda piace il fumettista Magnus per lo stile dei disegni. Le due giovani artiste erano intente a giocare a un’artistica battaglia navale, fatta di griglie precise e colpi di tessere.

Anita Pilotti, Laura Mitaritonda, Battaglia navale, Almagià, Nuove Rotte, 16-5-2014

Victor Fotso Nyie mi ha dato una risposta insolita e inaspettata: “da sempre il mio punto di riferimento è mio padre, per passione serigrafo e pittore”, colui che lo ha indirizzato verso una strada più creativa. “Non avrei mai pensato di diventare un artista, ora invece eccomi qui” conclude sorridendo il giovane camerunense.

Victor Fotso Nyie e opera, Almagià, Nuove Rotte, 16-5-2014

Purtroppo, per questioni di tempistiche, non sono riuscita a incontrare Andrea Veronica Gonzalez e Beatrice Sansavini, due degli undici artisti ospiti a Nuove Rotte. In ogni caso ho potuto ammirare e gustare con calma le loro inedite creazioni.

Andrea Veronica Gonzalez, Beatrice Sansavini, Almagià, Nuove Rotte, 16-05-2014

Quando ho chiuso il block notes e riposto la penna nella borsa, mi sono guardata intorno per poter respirare ancora un po’ l’atmosfera creativa e un po’ misteriosa racchiusa per una notte sola all’interno dell’Almagià. Ho girovagato ancora un po’, cercando di imprimere nella mente le opere partorite durante la serata, e infine ho raggiunto i mie colleghi e volontari V!RA2019: in quel momento si stavano concedendo un meritato relax, qualcuno ballando, qualcun altro sorseggiando una bibita, soddisfatti della perfetta riuscita del Festival di Nuove Rotte della cultura, edizione 2014.

Simona Guandalini

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