Festival Nuove Rotte della Cultura 2014 – serata finale all’Almagià – il racconto, le interviste: 1ª parte

Il primo senso colpito non appena varcata la soglia dell’Almagià era l’udito: la musica creava un sottofondo uniforme in tutto lo spazio della struttura. Subito dopo era il turno dell’olfatto: si poteva avvertire nell’aria l’odore dei colori acrilici, della colla, della carta, dell’argilla… E, solo alla fine, la penombra si apriva alla vista come un sipario, svelando quello che poco prima teneva nascosto: undici artisti, ognuno in una postazione personale, intenti a dar vita a una nuova e inedita opera d’arte. Al centro della stanza si trovava una pedana al posto del solito palco, da dove una band colorava di musica l’atmosfera.

Nuove Rotte, Almagià, 16-5-2014

Sto parlando della serata conclusiva del Festival Nuove Rotte della Cultura, che si è svolta con successo venerdì 16 maggio, presso le Artificerie Almagià di Ravenna. Dalle ore 21.00 alle 3.00 di notte il pubblico più vario si è lasciato trasportare da un mondo inusuale fatto “ad arte” per tutti: chiunque lo volesse poteva avvicinarsi agli artisti all’opera, parlarci, osservare le loro abili mosse nel creare qualcosa di inedito proprio lì, sul momento. A tutto ciò si deve aggiungere la musica delle tre band ospiti della serata, che hanno deliziato con sonorità diverse i visitatori curiosi e gli stessi artisti: i primi a esibirsi sono stati gli armesQual, seguiti da Gli Anni Luce e infine da Il Buio. La serata si è conclusa sulle note di TooMany Selectors, a cura dei dj Federica Mollynari e Lucah P.

Un tripudio di arti messe insieme, affiancate le une alle altre, in grado di interagire fra loro e con i presenti. Un momento insolito, quasi appartenente a un mondo a sé stante, ovattato e speciale, dove tutto diventava possibile, dove tutto si poteva costruire, e le immagini della fantasia erano in grado di prendere forma con le mani, con i suoni, con i gesti.

Non solo arte e musica: ad aprire le porte dell’Almagià, a condurre gli spettatori all’interno dell’edificio c’erano i ballerini della Compagnia di danza contemporanea DNA. Ognuno vestito con abiti informali, inizialmente mischiati tra la folla, al momento dell’ingresso hanno incominciato a ballare, improvvisando una coreografia inimitabile fatta di gestualità e fisicità. Lo spettatore è entrato in Nuove Rotte così, con loro, a passi di danza, all’inizio anche un po’ spaesato, incerto su cosa veramente potesse regalargli la serata.

Compagnia DNA, Almagià, 16-5-2014

Dopo l’anteprima inaspettata, la Compagnia DNA è entrata davvero in scena: i cinque ballerini, silenziosi, si sono posizionati al centro della stanza; senza musica, hanno iniziato a muoversi al ritmo di note che nessuno sentiva ma tutti percepivano. Il pubblico si è sistemato a semicerchio per far loro spazio: lo spettacolo “PENELOPE” ha avuto inizio. I gesti, le mosse tra danza e pura corporeità scrivevano sui passi della coreografia una storia fatta di attesa, dove le persone mutano nel tempo, e la vita si fa conservazione e contaminazione. Per finire i ballerini hanno creato due improvvisazioni: la prima a chiusura di “PENELOPE”, sulle note di una melodia ritmata e trascinante; la seconda, inserita più tardi nell’intermezzo fra Gli Anni Luce Il Buio, basata su due pezzi del dj set Toomany Selectors. Impossibile non notare e ammirare la loro indiscutibile bravura. Dall’intera esibizione si evinceva chiaramente la volontà di scavare nell’intimità umana, per tradurre le emozioni dell’animo in qualcosa che fosse visibile all’occhio. Tutti eravamo in silenzio di fronte a quel tripudio di movimenti e pura fisicità, come ipnotizzati da una danza che mai avevamo visto prima, ma che in realtà nell’intimo sentivamo di conoscere. La conclusione dello spettacolo ha scatenato un lungo applauso, tutto meritato, tutto dedicato a quei bravissimi ballerini della Compagnia DNA, che da Bologna sono venuti sino a Ravenna per renderci partecipi di qualcosa di unico.

A quel punto la mia missione è incominciata: con il block notes in una mano e la penna nell’altra, mi sono intrufolata tra le persone, per intervistare quanti potevo degli artisti e delle band. Qualcuno se n’è andato via prima che arrivassi, qualcun altro invece non ha avuto scampo. Nel complesso, dalle interviste è scaturita una bella chiacchierata, che riporto nei due articoli che seguiranno: il primo dedicato alle band, il secondo agli artisti all’opera.

Simona Guandalini

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